Tredicesimo Capitolo
All’orizzonte, in discesa dalle colline, una giovane ragazza stava
venendo avanti con il suo cane e poche pecore al seguito. Indugiò
nell’avvicinarsi mentre per primo fu il cane a giungere ad annusare
Zephyr garantendo la sua bonaria predisposizione.
La ragazza, mantenendosi a una certa distanza, gli chiese se
necessitasse di qualche aiuto.
Zephyr scosse il capo. «Va tutto bene ragazza! Piuttosto che ci fai
in un luogo desertico? Qui non troverai la vegetazione necessaria
per nutrire i tuoi animali?»
La ragazza allargò le braccia. «Questa mattina mi è venuta l’idea di
scendere nella pianura alla ricerca di qualche spazio verde ma credo
di aver commesso un errore. Tuttavia non preoccuparti per loro,
tengo qui una sacca con del fieno proprio in caso di necessità.»
Zephyr osservò lo sguardo della ragazza, l’animo gentile e autentico
che esprimeva. Le sorrise in una maniera che solo una persona mite
riesce.
La ragazza arrossì sedendosi a poca distanza. «La mia gente sta
trascorrendo un periodo difficile,» aggiunse. «i pascoli stanno
diminuendo e la siccità sta affamando i nostri animali.»
Zephyr annuì riflettendo sull’eventualità in cui le inconsuete
proiezioni di Piede-di-Luce non fossero risultate solamente frutto
della sua fantasia. In quel caso, avrebbe potuto trovarsi in un
luogo florido e ricco di vegetazione, cancellato dalla decisione dei
soldati di eliminare la sorgente, nascondendola. La fonte avrebbe
potuto trovarsi solamente a qualche metro sotto la coltre di polvere
e sassi. Tentare di ritrovarla era un rischio accettabile, tuttavia
si chiese se riportarla allo scoperto, costituisse un’infrazione al
codice di condotta del proprio spirito. Non trovando alcuna
obbiezione, sorrise rivolgendosi alla ragazza.
«Comprendo il tuo dolore e quello della tua gente» sussurrò. «Però
storie antiche narrano di come questo luogo un tempo fosse ricco di
vegetazione. Essendo un cultore al riguardo, sono giunto qui per
verificare l’esistenza di una fonte nascosta.»
La ragazza sorrise divertita. «Come puoi esserne certo? Qui attorno
ci sono solamente sassi e sabbia. Se anche esistesse questa antica
fonte, senza un’esatta ubicazione sarebbe impossibile trovarla.»
«Hai ragione!» replicò. «Bisognerebbe scoprire almeno qualche
riferimento per poter iniziare a scavare da qualche parte.»
Entrambi si posero alla ricerca; anche il cane, pur non comprendendo
di che tipo di gioco si trattasse, iniziò ad annusare attorno, tra
sassi e cespugli aridi.
Purtroppo nell’esatto luogo dove avrebbe dovuto trovarsi, non c’era
nulla a identificarla. Forse si trattava davvero della fantasia del
vecchio.
«Credo sia questo il luogo dove potrebbe essere ubicata!» Indicò
Zephyr stendendo il braccio.
La ragazza si avvicinò per verificare la diversità dagli altri
luoghi. Nulla sembrava presagire l’esistenza di una fonte nel
sottosuolo.
«Ti stai sbagliando!» obbiettò Zephyr. «Devi considerare come la
pendenza dal crinale delle colline ad avvolgere in semicerchio la
pianura, termini proprio in questo posto. Se esiste una fonte,
l’unico luogo adeguato a ospitarla non può essere che questo.»
La ragazza annuì senza aver compreso le sue ragioni.
Zephyr prese un sasso appuntito, il più simile a un attrezzo da
scavo e iniziò a spostare la sabbia. La ragazza se ne procurò un
altro simile per aiutarlo in un’impresa al di là di ogni logica.
Al termine di un’ora di duro lavoro, avevano scavato raggiungendo un
metro di profondità.
«Io non noto nulla di particolare» avvertì la ragazza mettendo le
mani ai fianchi per la stanchezza.
Zephyr sorrise rassicurandola. «Se la fonte si fosse trovata a
questa profondità, l’avremmo identificata col sorgere di una
vegetazione differente. Dobbiamo avere fiducia e riprendere a
scavare. Quando avremo raggiunto i due metri, forse troveremo
qualcosa a identificarla.»
Insieme ripresero la ricerca proseguendo negli scavi. Era quasi
mezzogiorno quando, molto più in profondità di due metri, la terra
cominciò a mostrare un’umidità insolita per un deserto.
«Accidenti!» esclamò la ragazza. «C’è qualcosa là sotto!»
Dopo un’altra mezz’ora l’umidità aumentò iniziando a costituire una
piccola pozza d’acqua.
«Hai ragione!» esclamò di nuovo la ragazza mettendo le mani ai
fianchi, contemplando la buca con riverenza. «Devo correre ad
avvertire la tribù del suo ritrovamento, potrebbe mutare il triste
destino della mia gente. Ti prego, dai un’occhiata alle mie pecore,
tornerò tra poco più di un’ora.»
Se ne andò via correndo come se fosse stata trasportata da un vento
impetuoso. Dopo qualche istante scomparve dietro le prime rocce
delle colline.
