Zephyr
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Capitolo Settimo


Zephyr continuava a guardarsi attorno con pro-fondo timore con un atteggiamento simile a quando le previsioni del tempo preannunciano un temporale in arrivo ma ancora non si scorge alcuna nuvola all’orizzonte.
La strada verso il centro di una grande città, nella sua lunghezza, era intervallata da semafori disposti quasi a uguale distanza tra di loro. Le automobili rallentavano diligentemente per ripartire subito dopo il consenso.
Sull’altro lato della strada un cagnolino, dopo aver perso il proprio padrone, stava correndo nella sua indaffarata ricerca avvicinandosi a ogni viandante, annusandolo con attenzione, per riprendere poi la sua indagine.
Zephyr osservò con preoccupazione la sua precarietà ai margini della carreggiata; attese il verde per attraversare e portare soccorso al povero cucciolo. Purtroppo un’automobile, non curandosi del semaforo, investì Zephyr facendolo rotolare per terra.
Un gruppo di gente si affrettò a raggiungere Zephyr per constatare la situazione. Fortunatamente si era rialzato agevolmente; al di là di qualche escoriazione, sembrava non ci fosse nulla di rotto.
Tre ragazzi scesero dall’automobile investitrice guardandosi attorno. «Non preoccupatevi!» si rivolsero alla gente accorsa sul luogo. «È un nostro amico! Stiamo effettuando alcune prove inerenti al nostro lavoro di cascatori.»
Si chinò verso Zephyr. «Stai bene?» gli chiese.
Zephyr si era rialzato guardandosi attorno mentre un’automobile della polizia stava transitando sulla corsia opposta rallentando per verificare l’accaduto. Il conducente dell’automobile investitrice, subito alzò il braccio con un sorriso mentre con l’altro cingeva Zephyr alle spalle facendo risaltare il rapporto di familiarità.
Uno dei poliziotti, abbassò il finestrino chiedendo chiarimenti. L’uomo lo tranquillizzò affermando si fosse trattato di uno scivolone senza alcuna conseguenza a causa della strada viscida. Il poliziotto, tranquillizzato, rialzò il finestrino riprendendo il viaggio.
«Come stai?» chiese di nuovo l’uomo.
«Bene! Credo di non avere subito ferite» replicò tranquillizzandolo.
La gente però rimaneva accanto all’automobile osservando gli altri due passeggeri più preoccupati del conducente per l’accaduto.
«Vieni, sali in macchina!» lo spinse all’interno prendendolo con vigore per un braccio dopo aver verificato l’allontanamento dell’automobile della polizia. «Dobbiamo andare via da questa confusione.»
L’automobile riprese il suo viaggio mentre la gente ritornava alle proprie occupazioni dopo aver commentato l’accaduto allargando le braccia.
«Scusate!» chiese Zephyr stupito. «Per quale ragione mi avete costretto a salire a bordo? Non sto viaggiando nella vostra direzione, forse ci conosciamo?»
«No!» rispose il guidatore risoluto senza voltarsi. «Non ci siamo mai incontrati prima, tuttavia non potevamo intrattenerci in inutili spiegazioni, è necessario rimanere nell’anonimato.»
«Capisco!» rispose Zephyr. «Adesso potete accostarvi, scenderò in sicurezza in quanto non provo alcun dolore.»
I due ragazzi si guardarono tra di loro. «Non possiamo!» risposero. «Tu ci hai visto e protesti riconoscerci, non possiamo lasciarti libero. Devi seguirci! In seguito decideremo il comportamento da tenere nei tuoi confronti.»
Zephyr mostrò stupore, subito silenziato da un altro passeggero facendogli cenno di non insistere.


Incontri - Incipit
Zephyr
Parte 1
Bosco dei Platani
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