Parte 4
Parte 3
Parte 2
Motivazione dell’attribuzione del 1° Premio
alla XXXI Edizione del «Premio Letterario Internazionale Jacques
Prévert 2025»
Domenico Corna propone un romanzo decisamente
interessante e coinvolgente che diventa testimonianza narrativa
della sua grande capacità di scrittura sempre protesa a suscitare
l’animo con intense emozioni
Durante il processo narrativo si susseguono
sorprendenti incontri con una prodigiosa galleria di personaggi che
illuminano la scena: dalla giovane Rose all’“Uomo misterioso” che si
paleserà nelle pagine finali del libro.
L’intenzione più profonda di Domenico Corna è
far emergere la consapevolezza che, nella vita, è fondamentale
guardare dentro sé stessi e scoprire il proprio destino: come il
famoso musicista in fuga dalla sua condizione esistenziale perché
percepisce che il destino gli ha riservato un percorso diverso.
Il simbolico Hotel di Buona Speranza diventa
il luogo salvifico capace di “cambiare” la vita.
Massimo Barile
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L’irriducibile speranza nella narrazione: un
Bildungsroman dell’anima.
Recensione a cura di
Susanna Musetti
associazione culturale poeti solo
poeti, premio letterario internazionale città di Sarzana
Ci sono libri che chiedono di essere letti con
attenzione etica prima che estetica, e Hotel di Buona Speranza di
Domenico Corna è uno di questi. Il testo, nella sua apparente
semplicità narrativa e nella linearità della scrittura, costruisce
invece, con metodo e pazienza, un vero e proprio romanzo di
formazione interiore, un Bildungsroman dell’anima in esilio.
Corna ci consegna la storia di Charles, un
musicista afroamericano che rinuncia alla fama per inseguire un
altrove più vero, più puro, più umano. Non siamo qui di fronte a
un’agiografia del talento artistico o alla retorica del successo e
del suo rovescio: ciò che si mette in scena è il rovello interiore
dell'uomo che tenta di sfuggire alla sovradeterminazione del ruolo
sociale (in questo caso, quello di artista nero in un contesto
dominato da codici bianchi), per ritrovare un’esistenza abitata
dalla verità e dalla memoria.
Il romanzo è costruito su una serie di
movimenti che ricordano l’andamento classico dell’epica: c’è
un’uscita, un attraversamento di prove, un ritorno simbolico. Il
tutto è inscritto in una lingua volutamente non letteraria, ma
piana, discorsiva, carica di oralità, come se la voce narrante fosse
quella di un moderno cantastorie, erede di una tradizione popolare e
al contempo capace di rinnovarla.
Asor Rosa avrebbe forse definito questo
romanzo come esemplare della "letteratura delle marginalità", quella
che si costituisce fuori dai centri di potere culturale, capace di
parlare non solo degli esclusi ma anche da un luogo altro. La scelta
dell’autore di dare centralità a personaggi secondari, fuori norma,
testardi nel loro bisogno di riscatto (Charles, ma anche il vecchio
Bill, Luke, la madre operaia, il pastore che gli regala una
chitarra) non è solo una poetica ma un gesto politico.
La musica, nel romanzo, è metafora agita: non
semplice sfondo, ma dispositivo simbolico che rivela la possibilità
del riscatto, del dialogo, della comunione tra mondi lontani. E
tuttavia, proprio nel momento dell’ascesa, Charles sceglie il
silenzio. Qui si gioca la scommessa più radicale di Corna: rifiutare
la retorica del talento premiato per narrare la fatica dell’identità
che resiste alla cooptazione.
Hotel di Buona Speranza è anche un libro
sull’America o, meglio, su un’America interiore che, nella
frammentazione razziale, sociale e linguistica, cerca ancora un
senso di patria. Il protagonista e l’autore con lui sa bene che “la
speranza non è un luogo ma un tempo”, e in quel tempo si gioca tutta
la posta della letteratura.
Il romanzo di Corna merita una lettura attenta
non per i suoi eventuali scarti formali o per una trama
particolarmente inedita, ma per la capacità di raccontare, con
sobrietà e grazia, la lotta di un uomo per rimanere fedele a sé
stesso. In questo, il libro si colloca nel solco della migliore
letteratura civile e poetica, testimone e partecipe del proprio
tempo, senza urlare, ma lasciando un’eco profonda.
Presentazione
Hotel di Buona Speranza
Parte 1